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Umago + Capodanno a Trieste

Questo è il racconto del viaggio invernale di Anna che ha visitato Umago, nella penisola istriana e Trieste dove ha festeggiato l'ultimo giorno dell'anno.

Umago è una piccola cittadina che si affaccia sull'Adriatico, parte della penisola d'Istria. E' questa la prima tappa del nostro viaggio invernale, qui trascorreremo due giorni di relax e coccole prima di fare rientro in Italia per l'ultimo giorno dell'anno, precisamente a Trieste. Non c'è traccia del freddo polare che ci aspettavamo di trovare, ed oltre al finestrino scorrono paesaggi soleggiati in cui prevale la vegetazione tipica della macchia mediterranea.

Attraversiamo un paesino fatto di strade strette tortuose e casette rurali, dove si trovano un solo panettiere, una sola scuola ed una sola edicola. Non tardiamo molto ad accorgerci che questi luoghi “vivono” in virtù dell'estate, periodo in cui ondate di turisti riempiono ogni spiaggia della zona. Umago è una cittadina tutt'altro che invernale, ed in questo periodo a farla da padroni sono i gabbiani e il mare vero, non soffocato da lettini, ombrelloni, asciugamani e secchielli. Arriviamo alla zona dei resort, chiaramente in contrasto con l'anima rurale del paese. Le targhe delle auto nei parcheggi suggeriscono che tantissimi italiano scelgono questa meta per le vacanze natalizie; seguono a ruota gli austriaci, i tedeschi e gli sloveni. Dopo aver effettuato il check-in ed aver apprezzato il buon gusto che caratterizza la hall, ci precipitiamo in stanza per cambiarci e fare un tuffo in piscina. Purtroppo l'acqua fredda ci fa desistere e optiamo quindi per la spa. Al contrario delle camere, essa è di recente costruzione e le luci soffuse sui toni del viola e del blu la rendono un ambiente suggestivo – ma non del tutto rilassante. Le dimensioni ridotte di sauna e bagno turco, unite al caos di asciugamani ed accappatoi lasciati in ogni dove, contribuiscono a dare la sensazione che la spa sia sottodimensionata rispetto al numero di camere. Inoltre, è doveroso segnalare che l'accesso non è consentito con il costume da bagno, e che l'intero resort è solo per adulti. Nella stessa struttura si trova infatti un casino, dove trascorreremo la serata tentando la fortuna.

Il giorno seguente passeggiamo fino al centro di Umago, che riconosce nella piazza il suo fulcro cittadino. Qui si trova anche la chiesa di S. Maria Maggiore e S. Peregrino, una piccola perla barocca in stile veneziano risalente alla seconda metà del sec. XVIII. Il suo campanile rimane distaccato rispetto alla chiesa stessa e svetta oltre i tetti del paese, offrendo una veduta panoramica che, soprattutto d'estate, è senz'altro molto gettonata. Il paesino è un connubio di edifici storici, case dall'aspetto instabile e costruzioni moderne, che convivono senza troppo clamore. Umago ha anche un bel porticciolo, silenzioso e malinconico in invero, ma sicuramente vivace ed affollato durante la stagione estiva. Dopo un pranzo a base di specialità istriane, facciamo ritorno al nostro resort, per rilassarci grazie ai massaggi prenotati in spa il giorno precedente. Questa coccola profumata dagli oli essenziali di rosmarino e limone ci rigenera nel profondo e, in men che non si dica, è il momento della cena e del concertino jazz nella hall. Rimaniamo con piacere ad ascoltare il giovane trio, sorseggiando un drink e giocando a carte come molti degli altri vacanzieri. Infine, un altro giro nel casino e una notte di riposo, per partire pieni di energie per la prossima tappa.

Un'ora scarsa di tragitto in auto ci conduce nuovamente in Italia, nella bella Trieste, che per fortuna non presenta traccia della famigerata bora per la quale (tra le altre cose) è conosciuta. Il nostro appartamento si trova in un palazzo storico completamente restaurato, elegantissimo e centrale. In soli dieci minuti ci ritroviamo nella piazza più bella d'Italia, dove già fervono i preparativi per il concertone di Capodanno. Tutta la zona pedonale è un viavai di persone, i bar sono affollati da avventori in festa, le luminarie scintillano e acquistano vigore man mano che il tramonto si diluisce nel buio. Il Molo Audace si allunga nel golfo come una strada per l'infinito... E sembra infinito davvero, questa lingua di terra che quasi racchiude il mare. Scopriamo con delusione che il Tram numero 2 per Opicina è fuori servizio ormai da anni, e che non è più possibile percorrere il suo tragitto panoramico. Decidiamo allora di usare le nostre gambe per raggiungere un posto altrettanto suggestivo; l'impressionante Scala dei Giganti ci conduce ad una delle colline che sovrastano la città, sulla cui cima è arroccato il Castello di San Giusto. Passeggiamo nella piazza antistante il castello ed entriamo nella Cattedrale omonima, impreziosita da mosaici viola e dorati, nonché da uno splendido soffitto ligneo risalente al Trecento. Purtroppo è tardi per entrare nel Castello, che chiude alle 17.30, e non ci resta che ripercorrere la Scala per tornare nel centro cittadino. Prima di rientrare facciamo sosta nel supermercato adiacente all'appartamento, per acquistare gli ingredienti che la sera seguente contribuiranno alla creazione del nostro Cenone casalingo. Non possono mancare le lenticchie; optiamo poi per un risotto allo zafferano, tanto vino, patate al forno e un dessert al cioccolato. La serata si conclude tra un gioco di carte e qualche calice di vino, ma non vogliamo fare tardi, perché domani ci attende una visita davvero entusiasmante!

Trieste ci regala una mattinata splendida: tersa, soleggiata e senza un filo di vento. Scendiamo nella strada su cui si affaccia il nostro appartamento, per prendere il bus numero 6, che ci porta a Miramare. L'autobus è affollato di turisti che, come noi, hanno scelto di trascorrere l'ultimo giorno dell'anno in una splendida residenza degli Asburgo: il Castello di Miramare. Sul promontorio di Grignano, Massimiliano d'Asburgo aveva infatti deciso di costruire il suo castello, del quale purtroppo godrà solo pochi anni. L'arciduca venne infatti inviato in America Latina con l'incarico di Imperatore del Messico, e fucilato nel 1867 con l'accusa di alto tradimento a causa degli scontri e dei disordini interni al Paese.

Ad accogliere i visitatori vi è subito il Parco, che Massimiliano e la moglie Carlotta avevano bonificato (il terreno era in precedenza brullo e arido) ed arricchito di corbezzoli, pini, arbusti tipici della macchia mediterranea ed aiuole curatissime – oltre a numerose piante rare provenienti da oltreoceano. I due coniugi erano infatti amanti di botanica e diedero qui libero sfogo alla loro passione. Appena intravediamo il candore del castello tra le fronde, ci spintoniamo l'un l'altro; l'emozione è intensa perché sembra di essere catapultati in una fiaba e l'imponente edificio a picco sul mare sembra chiamarci a sé. Da vicino è ancora più bello, estremamente elegante e sobrio. Facciamo una passeggiata sul molo, circondato da acque cristalline e gabbiani, per poi oltrepassare la soglia ed iniziare la visita dei locali al piano terra. Le prime stanze sono caratterizzate da uno stile navale, in onore al periodo trascorso da Massimiliano in marina. In seguito, le stanze di Carlotta ci affascinano per la loro meticolosa eleganza e per i toni celesti di tendaggi e biancheria da letto. La biblioteca è una gioia per gli occhi, con i suoi volumi collocati ancora nelle loro posizioni originali e i busti di grandi scrittori ai quattro angoli della sala – Dante, Omero, Shakespeare e Goethe. Proseguiamo al piano superiore, dove si trovano elementi orientali, voluti dall'arciduca per ricordare i suoi viaggi in Turchia. Al primo piano si trovano anche gli appartamenti del Duca Amedeo d'Aosta (vicerè dell'Impero d'Etiopia), che qui visse per sette anni dal 1930 al 1937. I bozzetti del progetto architettonico del castello originali sono conservati in un'area apposita, e stupisce la maestria dei progettisti Carl Junker e Giovanni Berlam. Una delle ultime stanze che visitiamo è la Sala del Trono, terminata dopo la morte di Massimiliano e quindi mai utilizzata dall'Arciduca.

Tutto sommato l'esterno del castello ed il suo ampio parco ci colpiscono più degli interni, che seppur eleganti e ben curati risultano a tratti spogli, quasi “essenziali” - soprattutto gli appartamenti del Duca.

Facciamo ritorno a Trieste molto contenti della nostra visita e pronti a gustarci un ottimo aperitivo in piazza. E' l'ultimo dell'anno e già l'aria si è fatta elettrica, a centinaia occupano festosamente le strade, la piazza e soprattutto i tavolini dei bar. Ci fermiamo in un locale specializzato in gin (la sua lavagnetta promette di averne ben quattrocentoventi) e chiediamo di poter assaggiare tre varietà di gin – tutte davvero buone. Al termine dell'aperitivo voliamo al supermercato per acquistare gli ultimi ingredienti necessari per il cenone, poi corriamo a casa per preparare. Compiaciuti ancora una volta per l'ottima scelta in merito di alloggio, iniziamo a cucinare. Il menù prevede le immancabili lenticchie stufate, salsicce, patate al forno, hummus con bastoncini di carota e insalatona. Mettiamo da parte l'idea del risotto allo zafferano, per evitare gli eccessi e riuscire ad uscire per i festeggiamenti senza dover ciondolare in preda alla digestione. L'anno nuovo oramai è davvero vicino, e non è l'unico motivo di festa per noi! Infatti, sia il mio compagno che mio cognato compiono gli anni il primo gennaio, rendendo questa serata ancor più speciale.

La serata è tersa, e il vento (che ci aveva risparmiati fino a quel momento) ha scelto proprio le ultime ore del 2018 per presentarsi a noi, rendendo completa la nostra esperienza triestina. Per fortuna il nostro abbigliamento è consono alla serata e non soffriamo troppo il freddo. Per strada una fiumana di persone s'incanala ordinatamente verso la piazza e il molo, guidati dalle forze dell'ordine e dai servizi di vigilanza privata, che costituiscono una macchina veramente funzionante. Manca una mezzora scarsa ai fuochi d'artificio, che promettono di essere uno spettacolo entusiasmante. Qualche pallida imitazione scoppia di tanto in tanto nel cielo, facendo sollevare al cielo lo sguardo di migliaia di persone, tutte in fervente attesa. Dal palcoscenico in mezzo alla piazza giunge la cover di qualche canzone italiana d'annata, ma i minuti scivolano veloci e ben presto anch'essa lascia spazio al countdown, che tutti gridano a gran voce.

A mezzanotte, ecco scoccare gli abbracci, i sorrisi, e – da parte nostra – anche gli auguri di buon compleanno. L'intera piazza è in festa. I fuochi si fanno attendere per qualche minuto – forse a causa del vento – ma al loro inizio capiamo che l'attesa vale davvero la pena. Sincronizzati con la musica rigorosamente rock che proviene dal palco, esplodono in una miriade di scintille colorate, disegnando forme geometriche, faccine sorridenti, cuori e coreografie spettacolari. I nostri preferiti rimangono quelli a grappolo, che da un'esplosione principale proseguono in una cascata di scaglie dorate. Alcuni sono talmente belli da strappare al pubblico un “oh!” di stupore generale, come se la folla fosse un sol uomo.

Lo spettacolo va avanti per una ventina di minuti, con una sequenza spettacolare di decine di fuochi sparati in contemporanea e la conclusione di rito con tre grossi botti. Velocemente ci svicoliamo, per tornare nel locale del nostro aperitivo pomeridiano a caccia di un buon gin tonic per salutare l'anno. Muoversi non è semplice considerato l'enorme flusso di persone, ma giungiamo al bar e con un po' di pazienza riusciamo a prendere il nostro drink. Rimaniamo in centro ancora un po', per gustare l'atmosfera che contraddistingue ogni neonato anno, pregna di aspettative, buoni propositi, desideri e speranze.

Torniamo in silenzio, ciascuno con il pensiero rivolto ai giorni trascorsi fra Istria e Venezia Giulia, ripercorrendo i bei luoghi visitati. Delle due tappe, abbiamo indubbiamente preferito la seconda, non perché Umago sia brutta o abbia qualche difetto in particolare, ma perché l'inverno non è certamente il periodo migliore per vederla brillare in tutto il suo splendore. Di Trieste abbiamo adorato la gente, che su ogni autobus e ad ogni incrocio si faceva amabilmente avanti per darci indicazioni o consigli; il fascino mitteleuropeo, con la sua aura di cultura e di ordine discreto, e infine i luoghi - uno su tutti, la sua Piazza dell'Unità, cullata come una bimba tra le braccia del mare.

 

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Il viaggio è sempre stato un modo per ritrovarsi insieme lontani dagli impegni quotidiani del lavoro e della scuola. La definirei un'evasione di gruppo; un modo unico per conoscersi e crescere, figli e genitori, uniti dal piacere della scoperta di nuove situazioni, culture e persone.

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